Manifesto per il centro di iniziativa giuridica ITALIASTATODIDIRITTO.
Siamo avvocati, docenti di materie giuridiche e professionisti che lavorano quotidianamente con il diritto.
Siamo consapevoli che il diritto non sempre coincide con la legge. E non pensiamo che a sua volta la legge debba rappresentare sempre e soltanto la “volontà generale”. Non abbiamo pregiudizi ideologici o passioni militanti, che pure rispettiamo. La nostra idea del diritto coincide con una faticosa prassi quotidiana di ricerca delle soluzioni più armoniose ai conflitti che sorgono continuamente e inevitabilmente nella società. Crediamo nel diritto positivo e nel valore di orientamento della nostra Costituzione repubblicana. E crediamo in un’attività legislativa che non si riduca ad una fabbrica di regole cartacee, ma incida nella vita dei cittadini promuovendone lo sviluppo personale e collettivo, senza imporre visioni dall’alto, sia pure legittimate da una maggioranza elettorale, per sua natura mutevole.
Per formazione ed esperienza personale pensiamo, uomini e donne, che “merito”, “competenza” e “scienza” siano parole positive, in grado di migliorare la qualità della nostra vita, anche per chi ci circonda e dipende da noi: quindi la parola “responsabilità” è sempre per noi associata al godimento dei diritti naturali come del frutto del proprio lavoro e del proprio ingegno.
Siamo contrari alle proibizioni inutili, ai divieti iconoclasti, alle intrusioni ideologiche nella vita di ciascuno: perché abbiamo fiducia nella capacità di autoregolarsi degli individui e delle comunità.
Siamo anche innamorati del principio di legalità, che per noi non è l’imposizione di una morale pubblica, ma il rispetto rigoroso delle regole e delle regole stabilite per modificare le regole. Ciò vale nella sfera privata come in quella pubblica e nel rapporto tra gli Stati, il quale altrimenti regredirebbe, come in passato, a mero scontro tra volontà di potenza.
Siamo però preoccupati perché cogliamo intorno a noi segnali che la società italiana, così variegata, così divisa, così fragile nei suoi fondamenti di civiltà, stia imboccando nuovamente strade che portano lontano da questa idea del diritto. Per prima cosa, cogliamo un rinnovato disprezzo per la democrazia rappresentativa e per le sue intrinseche modalità di funzionamento. L’assoggettamento degli eletti nelle assemblee di organi costituzionali al vincolo di mandato gestito da oligarchie partitiche o anche il ricorso, apparentemente benefico, a continue consultazioni dirette degli iscritti ai partiti in merito a scelte che competono agli organi costituzionali stravolgono, ora palesemente ora più sottilmente, la natura professionale della rappresentanza e così la natura stessa della democrazia, la quale o è rappresentativa o non è (siamo abbastanza “non giovani” da ricordare termini come “democrazia popolare”).
La distorsione dell’utilizzo degli strumenti di democrazia diretta, poi, può porre a serio rischio la solidità della divisione dei poteri, svuotandola di efficacia: alcuni di noi hanno combattuto battaglie contro gli abusi dei partiti durante la Prima Repubblica, ma il pericolo che proviene dall’abuso dei meccanismi di formazione del consenso in rete (anche attraverso la diffusione di vere e proprie falsificazioni di fatti ed opinioni) ci fanno intravvedere un pericolo ben maggiore di quello.
Siamo preoccupati anche perché vediamo diffondersi l’idea che l’Italia possa non rispettare i trattati internazionali liberamente sottoscritti con i voti del Parlamento o comunque subordinare il rispetto di tali trattati a un non ben chiaro ed evidente “interesse nazionale”. Il fatto che questo sia lo “spirito del tempo” anche in altre nazioni dell’Occidente non fa altro che accrescere il nostro allarme.
In definitiva, sentiamo che è giunto il momento di manifestare una posizione, di assumere un’iniziativa, sia pure tematicamente circoscritta a ciò che conosciamo e pratichiamo (il diritto, in tutte le sue declinazioni) ma aperta quanto più possibile ad altre competenze, ad altre sensibilità che, magari silenziosamente o in discussioni amichevoli, coltivano le nostre stesse preoccupazioni.