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Sea Watch


La decisione del magistrato agrigentino sul caso Sea Watch ricolloca l'Italia in una dimensione di rispetto dello  stato di diritto, nonostante gli evidenti tentativi del governo di violarlo.
Nel nostro Paese non sono necessarie speciali competenze per diventare ministro; ma ogni ministro ha tuttavia il dovere di conoscere la Costituzione, perché ha giurato di osservarla, e di osservare pertanto anche i limiti alla propria carica che dalla Costituzione sono posti.

Per altro verso il magistrato che applica la Costituzione non fa politica: ma fa solo il proprio dovere.

La decisione assunta è importante perché ripercorre le fonti normative e la loro gerarchia e riafferma la supremazia dei doveri internazionali di soccorso su ogni altra fonte interna contrastante.

Una decisione che, anche se non siamo in un sistema giudiziario anglosassone, non potrà non "fare stato" per il futuro.

E' un bene che la decisione ricordi al Governo che non è onnipotente e che nelle democrazie occidentali, diritto e convenzioni internazionali vanno rispettati. 

E' un bene che il principio di separazione dei poteri continui a presiedere i rapporti tra magistratura, potere esecutivo e potere legislativo.

Ed è infine confortante verificare che in questo caso la democrazia è riuscita a produrre efficaci anticorpi alle tentazioni autoritarie che si generano al proprio interno.


Grazie ai colleghi penalisti di Milano e alle loro parole alte e forti indirizzate al Presidente della Repubblica, parole che vogliamo diffondere e fare nostre: qui potete leggere la lettera dei penalisti milanesi a Mattarella che ricorda la supremazia dei diritti umani e del diritto internazionale sulle inumane e vergognose disposizioni che puniscono il soccorso ai naufraghi che stanno scappando e il loro trasporto sulle coste italiane.